Voci negate:

Un progetto espressivo di psicodramma e teatro

Le voci negate bisbigliano anche quando urlano, le voci negate si sentono ma non si ascoltano, cadono nel vuoto di un silenzio che aspetta un consenso per non avere vergogna.

Le voci negate aspettano che qualcuno alzi il volume dell’anima e abbassi il rumore di fondo.

Le voci negate aspettano il momento giusto per dire ti amo, mi manchi, ti voglio bene, non lo so.. Le voci negate sono voci di pazzia, di solitudine, di umiliazione, voci che invertono sillabe e lettere che non hanno mai il tono giusto le parole perfette.. Le voci negate pensano una cosa e ne dicono un’altra.

Le voci negate siamo noi.”

Lo psicodramma “è un metodo d’approccio psicologico che consente alla persona di esprimere, attraverso la messa in atto sulla scena, le diverse dimensioni della sua vita e di stabilire dei collegamenti costruttivi fra di esse. Lo psicodramma facilita, grazie alla rappresentazione scenica, lo stabilirsi di un intreccio più armonico tra le esigenze intrapsichiche e le richieste della realtà, e porta alla riscoperta ed alla valorizzazione della propria spontaneità e creatività.”. (G.Boria)

L’espressione spontanea del loro mondo interiore è stato il punto di partenza di questo lavoro dove l’elemento centrale è l’agire per rappresentare il proprio contenuto interiore. Il palcoscenico è l’elemento comune a psicodramma e teatro, un luogo dove si agisce in una sorta di realtà parallela dove tutto può accadere, dove si possono indossare i panni di altri da sé o di parti di sé.

Il gruppo di lavoro che si è creato aveva in comune un forte bisogno espressivo, caratterizzato da una verità soggettiva che preme per uscire, ma che non trova lo spazio. L’urgenza espressiva che cerca una via, che preme per trovare un modo per mostrare a dei testimoni una piccola parte del proprio mondo interno. Quale migliore luogo di un palcoscenico?

In questo esperimento le verità soggettive delle persone/attori che hanno partecipato sono state il fulcro, attorno ai quali è stato costruito un contenitore teatrale prendendo spunto dalle metodologie dell’educazione alla teatralità (G.Oliva). Attore come artista e come creatore, quindi al centro dell’azione teatrale.

Il punto di partenza del lavoro è stato, quindi, la ricerca da parte di ogni attore del proprio contenuto interiore, sulla base delle verità soggettive delle persone/attori non discutibile. Ricerca che ha portato a una definizione dei contenuti degli attori che provenisse dal proprio mondo interno e dall’esigenza di eplorare e raccont are un proprio contenuto.

Dopo la creazione dei monologhi si è costruita una narrazione collettiva che avrebbe permesso una messa in scena teatrale coerente. E’ necessario specificare che in questo lavoro tutti i partecipanti al gruppo condividevano anni di esperienza teatrale, con elementi condivisi di training teatrale.

In seguito alla definizione dei propri contenuti è seguito un lavoro di individuazione della parte di sé che avrebbe portato il messaggio in base a una consegna che ha chiesto di rivolgere l’attenzione su di Sé e individuare chi è il protagonista di quel monologo, individuando nel proprio teatro interno quale parte di sé avrebbe veicolato il contenuto, prevedendo la possibilità che si potesse verficare sia l’ipotesi che fosse una parte di Sè attuale, passata, futura, ipotetica, del desiderio, ecc.

Nelle indicazione si è comunicato che ciò che avrebbe guidato la scelta non avrebbe dovuto tenere presente dei vincoli della realtà o del linguaggio teatrale, ma la scelta sarebbe potuta cadere anche su un altro significativo, specificando che avrebbe potuto essere reale, fantastico, simbolico, ecc. Questa indicazione è motivata dal fatto che l’esposizione davanti ad un pubblico esterno al gruppo di lavoro avrebbe potuto rendere necessaria una mediazione attraverso un altro significativo che avrebbe potuto proteggere l’Io dell’attore da un eccesso di esposizione. In altre parole la persona utilizza il ruolo dell’attore per veicolare il proprio messaggio in un contesto sociale che è la scena teatrale.

Tenendo sempre presente che il fine ultimo è la performance la costruzione del contenitore teatrale ha permesso di mettere in atto una rappresentazione comprensibile per il pubblico.

Voci negate è quindi diventato ora una rappresentazione ed andare in scena è un elemento necessaio perchè un pubblico testimone possa cogliere e raccogliere gli elementi umani che hanno guidato il lavoro.

In conclusione le vie che portano dalla ricerca interna all’espressione sono un punto di partenza alla ricerca di una possibilità di autoaffermazione che porta al miglioramento dello stato di benessere delle persone.

Please follow and like us: