Panico da CoronaVirus: come affrontarlo.

Covid-19

E’ possibile che si verifichi panico da Coronavirus, ma si può gestire!

La situazione attuale di emergenza per Coronavirus ha portato a misure drastiche e che hanno creato allarme nelle persone. Queste misure di contenimento di una possibile epidemia stanno creando stati di panico e di paura nelle persone.

Provare sentimenti di preoccupazione in queste condizioni di incertezza delle informazioni si considera naturale, ma se questa preoccupazione diventa eccessiva e diviene uno stato di ansia che si fatica a gestire questo può diventare un problema.

Allo stesso essere preoccupati se abbiamo sintomi influenzali è sensato, ma se la preoccupazione dilaga e occupa ogni pensiero diventa limitante per la vita.

In questo momento è quindi importante gestire le proprie emozioni e le proprie paure. La paura è un emozione che ha la funzione di segnalare un pericolo e di predisporci a trovare delle soluzioni per uscirne. I sensi si attivano per trovare segnali che ci suggeriscano il modo di metterci in salvo. Ma può essere che quest’emozione dilaghi e che i segnali di pericolo vengano amplificati e l’emozione diventa persistente o eccessiva.

Come proteggersi dal panico da Coronavirus?

Prima di tutto è importante ancorarsi alla razionalità e raccogliere le informazioni dalle fonti affidabili come il sito internet del Ministero della Salute, del Servizio Sanitario in cui trovate le informazioni ufficiali sulla diffusione del Virus e sulle conseguenze sulla salute delle persone. L’Istituto superiore di Sanità ha pubblicato un decalogo con le misure utili a contenere il contagio.

Informatevi dalle fonti ufficiali e se avete sintomi contattate il vostro medico di base che potrà valutare i vostri eventuali sintomi e darvi indicazioni su come comportarvi. Non vi allarmate se il medico vi chiede molte informazioni al telefono, fa parte delle indicazioni chei medici di base hanno avuto per contenere il contagio.

Se nonostante l’informazione e l’assenza di sintomi avete costantemente sentimenti di paura, di ansia, di perdita del controllo vi propongo 7 indicazioni per gestire il panico da Coronavirus:

  1. Chiedetevi che cosa vi crea maggiore allarme: paura del contagio per sè o per gli altri, paura dell’isolamento o del cambiamento così repentino, dell’incertezza, ecc.
  2. Verificate le prove di ciò che pensate: c’è un riscontro nella realtà?
  3. Provate a osservare le cose da un diverso punto di vista: trovate delle differenze?
  4. Distraetevi dai pensieri ricorrenti: riscoprite hobby e attività piacevoli.
  5. Se state perdendo il controllo concentratevi e rallentate il respiro.
  6. Siate consapevoli che a volte non possiamo controllare tutto.
  7. Siate consapevoli che è un periodo e terminerà.

Se ancora non è sufficiente chiedete un videoconsulto compilando il form nella pagina chiedi un colloquio oppure scrivete a info@fp-psicologia.it

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Ovvero la descrizione della mia incapacità comunicativa

Vignetta di Altan

Stavo guardando il mio sito internet e pensando quanto fosse scarno e povero e quanto sia disastroso il mio storytelling. Per essere gentile con me stessa direi minimalista. Quindi mi prendo questo spazio per fare una sorta di outing: io non sono capace di raccontare ciò che faccio. Mi dico che il mio lavoro è occuparmi degli altri, mettere a disposizione me stessa e le conoscenze che ho appreso per fornire un aiuto professionale che va nella direzione di cercare di migliorare lo stato psicologico dell’altro.

Il mio lavoro non è raccontare ciò che faccio, ma farlo.

Ho passato il mio tempo ad occuparmi di imparare a prendermi cura delle persone e non ho né tempo, né voglia di imparare a narrare ciò che faccio per farlo diventare accattivante e promozionale. La retorica non fa proprio per me. Però l’unico modo perchè gli altri sappiano ciò che so fare è raccontarlo!

Che cos’è lo storytelling?

Wikipedia definisce lo storytelling come “un’arte e uno strumento per ritrarre eventi reali o fittizi attraverso parole, immagini, suoni. È uno strumento naturale attraverso il quale può avvenire una forma di comunicazione efficace: coinvolge contenuti, emozioni, intenzionalità e i contesti. La storia raccontata ha una connotazione emotiva perché coinvolge delle persone e cerchiamo spontaneamente di dare un significato di ogni atto che vi viene descritto.

Mi colpisce che si parli di un ritratto di eventi reali o fittizi: in altre parole posso narrare il vero e il falso contemporaneamente. L’obiettivo è una comunicazione persuasiva fatta attraverso una narrazione.

Chiaramente la mia non vuol essere una demonizzazione: raccontare storie è necessario. Il pensiero narrativo permette di organizzare un’esperienza e renderla narrabile. La narrazione è utile alla riflessione, alla rielaborazione di vissuti e permette di esprimere emozioni e sentimenti, di costruire mondi. In psicoterapia raccontare storie e costruire mondi può essere un importante strumento nel quale proiettare sè stessi e affrontare i propri demoni. Ma nel contesto terapeutico la verità è quella della psiche dell’essere umano, quindi il suo legame con il mondo e la realtà è fortemente connesso con meccanismi di difesa psicologici e con la struttura psichica della persona. D’altra parte narrare, anche attraverso il teatro è un atto espressivo di grande potenza, per chi si esprime e per chi fa da pubblico.

Quindi il mio disastro nello storytelling è in realtà la mia incapacità di farmi promozione…

Trovo necessario distinguere la necessaria necessità umana di raccontare storie con lo storytelling legato al marketing. Ed è quest’ultima la mia débâcle… la mia disfatta… la mia Caporetto… Perdonatemi l’esagerazione!

Ma questo è il mio punto di partenza per imparare a raccontarmi, senza escamotage sensazionalistici. Vorrei soltanto guadagnarmi il mio spazio, senza trucchi, senza nulla di fittizio, con la giusta quantità di entusiasmo (quando c’è) e di onestà soprattutto con me stessa, prima che con gli altri.

Per essere onesta con questo articolo sto imparando ad usare l’analisi SEO, perché in realtà il mio desiderio è che le persone mi conoscano. Quindi una buona posizione in Google aiuta!

Mi sono bruciato…

Sindrome da Burn-out novità dall’Oms

L’organizzazione mondiale per la sanità (Oms), ha appena concluso revisione della classificazione delle malattie (ICD-11). Mentre nella versione precedente (Icd-10) il burn-out era una sindrome legata a chi svolge professioni in costante contatto con le persone. Quindi limitato a lavori socio-sanitari-educativi come l’insegnante, l’infermiere, lo psicologo, il medico, l’educatore, ecc. In altre parole a professioni centrate sulla relazione con un’utenza che porta un bisogno e/o un disagio del quale il professionista si occupa.

Nell’ultima classificazione l’Oms ha allargato il campo e ha definito il burn-out come un fenomeno legato al lavoro. Non una malattia, ma una serie di fattori che influenzano lo stato di salute delle persone.

Il burnout è quindi un problema associato legato al lavoro e allo stress cronico derivante dallo stesso.

L’Oms fornisce questa definizione: un problema associato con l’occupazione o la disoccupazione lavorativa caratterizzata da tre sintomi:

  1. sentimenti di esaurimento mentale o fisico;
  2. aumento della distanza mentale dal proprio lavoro o sentimenti di negativismo o cinismo relativi al proprio lavoro;
  3. ridotta efficacia professionale.

In attesa dell’entrata in vigore di questa nuova definizione nel 2022 e quindi di tutte le azioni che possono essere messe in atto per prevenire il disagio da burn-out è importante sottolineare l’importanza di chiedere aiuto allo psicologo.

Trascurare i sintomi del burn-out porta allo sviluppo di malattie e forti disagi nella vita personale.

Le Voci negate tornano a parlare

Riflessioni libere di un’esperienza

Le voci negate sono un viaggio di scoperta. Conoscevo benissimo il punto di partenza e come far emergere i contenuti.

Certo lo psicodramma è stato il sostegno. Il pensiero psicodrammatico che non discute le verità soggettive, ma crea un canale perché possano emergere da noi e confrontarsi con il mondo fuori. Nello psicodramma nessuno mette in dubbio la verità altrui, solo chi la esprime può farlo.

È il confronto con il gruppo, (con la società, con la realtà che permette ad ognuno di trovare una via perché la propria realtà possa trovare il giusto equilibrio fra la mia soggettività e il mondo.

Ho appreso dal maestro Gianni Boria che lo psicodramma è “psiche in azione” ed è opera dello psicodrammatisti creare situazioni in cui le persone possano esprimersi. È la creazione del contenitore che permette di veicolare il contenuto della verità soggettiva.

Da qui in poi questa forma mentis è stata contaminata dalle modalità del teatro, che prevedono la necessità di rendere fruibile ad un pubblico la comprensione dei contenuti e di costruire una struttura ripetibile.

E qui è la nuova scoperta: cosa accade ora? La spontaneità si perde? L’atto creativo si spegne?

Posso dire di no. E la grande scoperta che ho vissuto nell’esprimere del teatro è la possibilità di poter trovare il modo di esprimere la propria verità in modo spontaneo convogliandola negli spazi del proprio personaggio, della propria “parte”. Più si fa e più si scovano aree nelle quali ci si può esprimere.

Ed ora che sono passate un paio di settimane dalla prima rappresentazione e in attesa delle prossime esploro con curiosità queste novità… Ma non avrei mai potuto farlo senza lo splendido gruppo che mi sta accompagnando!

Violenza di genere

La ricerca Istat sulle violenze di genere del 2014 riporta che il 31,5% delle donne fra i 16 e i 70 anni ha subito nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale. Si tratta di 6 milioni 788 mila donne che hanno vissuto questo tipo di esperienza.

La violenza di genere quando è agita può essere accompagnata da quella economica e psicologica.

La stessa ricerca Istat riporta che il 26,4% delle donne hanno subito violenza psicologica o economica dal partner attuale. Mentre il 46,1%  da parte di un ex partner.

Spesso le donne all’interno di una relazione tendono a giustificare il partner attribuendosi la responsabilità di aver causato un comportamento violento nei propri confronti. Nella maggior parte dei casi, invece, non esistono delle vere cause, ma chi agisce violenza si sente autorizzato a farlo, è addirittura convinto che sia un suo diritto. E’ evidente quindi che le basi della violenza di genere siano culturali. Sempre dai dati Istat nel 28,1% dei casi la donna ha dichiarato che la lite è stata originata da futili motivi o addirittura da nulla di particolare (9,3%). oppure per la gelosia del partner (27,9%).

La violenza di genere è fortemente influenzata dalla cultura

E’ quindi necessario parlare del problema per permettere il cambiamento nella mentalità e nella cultura che ancora resta ancorata a retaggi culturali che giustificano la violenza con delle provocazioni femminili, permettendo un cambiamento da parte delle istituzioni. Troppo spesso le segnalazioni di violenza, abuso e stalking vengono sottovalutate dalle istituzioni.

Contemporaneamente a questo è importante anche sensibilizzare le donne a chiedere aiuto il prima possibile, ai primi segnali di violenza senza attendere il peggio.

Se nella coppia il partner inizia a denigrare la partner, ad allontanarla dai propri affetti, a controllarne gli spostamenti e le attività, a gestire il denaro togliendole l’autonomia, a svilirla nel proprio essere, è necessario che la donna pensi a proteggere sé stessa. Entrare in questa spirale distrugge l’autostima, mina le basi della salute psicologica. Le donne passano le proprie giornate a stare attente al proprio modo di essere, di comportarsi. Stanno attente a compiacere il proprio uomo, ma non è mai abbastanza, non si è mai abbastanza brave, abbastanza belle, abbastanza intelligenti.

Quando le donne si rivolgono allo psicoterapeuta arrivano distrutte, provate, affaticate, senza speranza. Le loro energie sono concentrate soltanto sul tentare di gestire le reazioni altrui, non ci sono più i loro desideri, i loro bisogni. Ciò che vogliono non esiste più. Sopravvivono, spesso il loro unico appiglio alla vita sono i figlia. Capiscono razionalmente che si stanno spegnendo, ma restano legate a un sentimento, perverso e ambivalente, che non permette di staccarsi da colui che le sta distruggendo.

Chiudere le relazioni con i partner violenti è il punto di partenza necessario per tornare a vivere.

Il modo per uscire dalla violenza di genere è ripartire da Sé, ricominciare a scoprire le proprie risorse, ricostruire la propria autostima, le proprie relazioni amicali e familiari. Imparare nuovamente ad ascoltarsi, ad affermarsi e ad autorizzarsi a vivere. Il lavoro terapeutico è necessario per comprendere i segnali di pericolo, per proteggersi ed evitare di trovarsi nuovamente in relazioni violente.

Voci negate:

Un progetto espressivo di psicodramma e teatro

Le voci negate bisbigliano anche quando urlano, le voci negate si sentono ma non si ascoltano, cadono nel vuoto di un silenzio che aspetta un consenso per non avere vergogna.

Le voci negate aspettano che qualcuno alzi il volume dell’anima e abbassi il rumore di fondo.

Le voci negate aspettano il momento giusto per dire ti amo, mi manchi, ti voglio bene, non lo so.. Le voci negate sono voci di pazzia, di solitudine, di umiliazione, voci che invertono sillabe e lettere che non hanno mai il tono giusto le parole perfette.. Le voci negate pensano una cosa e ne dicono un’altra.

Le voci negate siamo noi.”

Lo psicodramma “è un metodo d’approccio psicologico che consente alla persona di esprimere, attraverso la messa in atto sulla scena, le diverse dimensioni della sua vita e di stabilire dei collegamenti costruttivi fra di esse. Lo psicodramma facilita, grazie alla rappresentazione scenica, lo stabilirsi di un intreccio più armonico tra le esigenze intrapsichiche e le richieste della realtà, e porta alla riscoperta ed alla valorizzazione della propria spontaneità e creatività.”. (G.Boria)

L’espressione spontanea del loro mondo interiore è stato il punto di partenza di questo lavoro dove l’elemento centrale è l’agire per rappresentare il proprio contenuto interiore. Il palcoscenico è l’elemento comune a psicodramma e teatro, un luogo dove si agisce in una sorta di realtà parallela dove tutto può accadere, dove si possono indossare i panni di altri da sé o di parti di sé.

Il gruppo di lavoro che si è creato aveva in comune un forte bisogno espressivo, caratterizzato da una verità soggettiva che preme per uscire, ma che non trova lo spazio. L’urgenza espressiva che cerca una via, che preme per trovare un modo per mostrare a dei testimoni una piccola parte del proprio mondo interno. Quale migliore luogo di un palcoscenico?

In questo esperimento le verità soggettive delle persone/attori che hanno partecipato sono state il fulcro, attorno ai quali è stato costruito un contenitore teatrale prendendo spunto dalle metodologie dell’educazione alla teatralità (G.Oliva). Attore come artista e come creatore, quindi al centro dell’azione teatrale.

Il punto di partenza del lavoro è stato, quindi, la ricerca da parte di ogni attore del proprio contenuto interiore, sulla base delle verità soggettive delle persone/attori non discutibile. Ricerca che ha portato a una definizione dei contenuti degli attori che provenisse dal proprio mondo interno e dall’esigenza di eplorare e raccont are un proprio contenuto.

Dopo la creazione dei monologhi si è costruita una narrazione collettiva che avrebbe permesso una messa in scena teatrale coerente. E’ necessario specificare che in questo lavoro tutti i partecipanti al gruppo condividevano anni di esperienza teatrale, con elementi condivisi di training teatrale.

In seguito alla definizione dei propri contenuti è seguito un lavoro di individuazione della parte di sé che avrebbe portato il messaggio in base a una consegna che ha chiesto di rivolgere l’attenzione su di Sé e individuare chi è il protagonista di quel monologo, individuando nel proprio teatro interno quale parte di sé avrebbe veicolato il contenuto, prevedendo la possibilità che si potesse verficare sia l’ipotesi che fosse una parte di Sè attuale, passata, futura, ipotetica, del desiderio, ecc.

Nelle indicazione si è comunicato che ciò che avrebbe guidato la scelta non avrebbe dovuto tenere presente dei vincoli della realtà o del linguaggio teatrale, ma la scelta sarebbe potuta cadere anche su un altro significativo, specificando che avrebbe potuto essere reale, fantastico, simbolico, ecc. Questa indicazione è motivata dal fatto che l’esposizione davanti ad un pubblico esterno al gruppo di lavoro avrebbe potuto rendere necessaria una mediazione attraverso un altro significativo che avrebbe potuto proteggere l’Io dell’attore da un eccesso di esposizione. In altre parole la persona utilizza il ruolo dell’attore per veicolare il proprio messaggio in un contesto sociale che è la scena teatrale.

Tenendo sempre presente che il fine ultimo è la performance la costruzione del contenitore teatrale ha permesso di mettere in atto una rappresentazione comprensibile per il pubblico.

Voci negate è quindi diventato ora una rappresentazione ed andare in scena è un elemento necessaio perchè un pubblico testimone possa cogliere e raccogliere gli elementi umani che hanno guidato il lavoro.

In conclusione le vie che portano dalla ricerca interna all’espressione sono un punto di partenza alla ricerca di una possibilità di autoaffermazione che porta al miglioramento dello stato di benessere delle persone.